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Dall’inverno cadono le nuvole,
la primavera ritorna sulle ali delle rondini.
Di me, le belle stagioni, si sono dimenticate.
La mia vita sale come un monte.
Quanto sarebbe dolce scalarla con gli amici!
Come una foglia secca,
dopo un piccolo volo,
m’adagio, solo, senza forze,
sul chinar del tempo.
Distesa sulla strada, all’angolo del mondo,
soffre l’anima mia, fredda di sole.
La storia di un barbone,
scorre tra i passi indifferenti della gente.
Tutti vanno di fretta,
solamente i bambini si fermano
per regalarmi un sorriso ed un fiore.
Mi sento un sacco d’amore,
gettato tra i rifiuti.
Prima che le forze m’abbandonano,
mi sazio con il pane della vita,
bevo lacrime di cielo,
e canto il mio perdono.
Nella certezza che i bei sogni sono desideri del cuore,
affido alla notte la luce dei miei occhi,
per un viaggio tra le stelle,
a mendicare dal mio Dio,
per tutti, tanto amore.
Nel cielo del mattino,
dalla cima del monte,
s’alza come un gigante l’alba e piange,
coprendo d’oro i miei ultimi sogni.
La felicità sta nelle piccole cose.
È un granello di sabbia che gioca col vento,
è un’ala bianca che fa volare i sogni,
è il canto gioioso del bosco nel fiorir del giorno.
La felicità è il cielo quando piove,
quando il mattino ha negli occhi il sole,
quando la notte s’adorna di stelle
e di luce incorona la luna.
La felicità è donare come pane il cuore,
è una lacrima che scioglie ogni dolore,
è un’ombra che si veste di colori.
La felicità è fatica e sudore,
è la grazia di un fiore,
è il nostro giardino che si veste di stagioni,
è una mamma negli occhi del suo bambino,
è colui che vive e muore per amore.
La felicità sei tu quando mi stai vicino,
quando sorridi con le lacrime agli occhi
toccando tutti i tasti del cuore,
quando in un giorno di luce
ti spogli del mondo per fare l’amore.
La felicità è un nido,
nascosto tra le stelle,
in compagnia del sole,
dove noi, come piccoli uccelli,
attendiamo di spiccar l’eterno volo.
Oggi, voglio fuggire.
Fuggire dai soliti mostri
che riempiono tv e giornali,
fuggire dalle inferocite folle,
fuggir dai sogni che non danno vita.
Non per nascondermi
dietro muri di cartone
o cascate di pianto.
Non voglio inseguire ombre,
né correre nel freddo vento.
Non voglio prendere rondini in volo,
né volar nel cielo di cicogne.
L’ultimo desiderio che a me rimane,
è sentire, come fresco pane,
il tuo profumo nell’aria,
e del tuo amore,
non aver mai più fame.
C’è poca luce tra le stelle,
La luna s’allunga e s’accorcia
come un elastico,
ed io impietrito e triste,
scruto un cielo che lentamente muore.
Dentro le lamine del tempo,
scorre e s’assottiglia la vita.
Noi siamo ombre,
figure nascoste nelle crepe della terra,
per spegnere il mondo.
Sulla mia strada,
camminano insieme sogni e paure.
A volte, mi sento come un albero
quando, ad una ad una,
perde tutte le sue foglie,
e spoglio, va incontro all’inverno.
Rimangono solo fredde pareti
ad asciugare i miei giorni di pianto.
Vorrei scrivere parole sull’acqua,
sparse come piccole rocce,
per farmi accarezzare
da un mare di sentimenti.
Vorrei accendere, di vibrazioni, la notte,
per vedere la giustizia e l’amore
illuminare i miei pensieri.
Lo sento,
c’è ancora una piccola stella
che fa brillare il cielo.
È il tuo sorriso di vita.
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